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Manovre nei giardini papali 15 maggio 2009

Posted by Valentino Coletta in Uncategorized.
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PAPALa polemica mediatica intorno alla conferenza Durban 2 sul razzismo ha confermato che la xenofobia è, prima di tutto, istituzionale. Non per niente una potenza come gli Stati Uniti non poteva che declinare l’invito per motivi puramente affaristici, seguita a ruota da nazioni con più o meno interessi vari, dalla Germania all’Australia. Ad esempio, i Paesi Bassi hanno pensato che il razzismo si può combattere con l’ultimo giocattolo per bambine (la Barbie col velo islamico, per la gioia della miliardaria società degli emirati “Dubai NewBoy”). In Italia, invece, dove il ministro Frattini dichiara che il nostro non è uno stato razzista, oltre a introdurre aule scolastiche e mezzi pubblici distinti per italiani ed immigrati, appare sul tavolo del ministro Maroni un’ordinanza anti-burqa della prefettura di Pesaro dopo che un sindaco leghista si è indignato vedendo nella “sua” città (Fermignano) donne musulmane passeggiare in burqa, mentre è quotidiana norma osservare il sacrestano di Vigevano passeggiare con una svastica sul braccio.
La gara di retorica che si è innescata tra i rappresentanti dei vari Stati, ha visto protagonista il Vaticano, in una manovra ad ampio raggio, che va dai vari accordi politici ed economici all’imperialismo evangelico in Africa e all’unione dei vari fondamentalismi religiosi. Per quanto “il Foglio” e/o il suo direttore filo-sionista possano dir male della presenza vaticana al meeting, mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite di Ginevra, ha avuto un ruolo cruciale nell’incontro internazionale. Oltre a proporre la “Santa Sede” come mediatore tra le parti, che aumenterà notevolmente la sua influenza non solo sui tavoli Onu, ma su tutte le organizzazioni internazionali, fa inserire nel documento finale tra le possibili concause del razzismo l’eugenetica, la selezione embrionale e l’aborto come ipotetiche discriminazioni prenatali.
Ovviamente, come stato teocratico, non poteva mancare la sua influenza sullo sviluppo delle discriminazioni religiose, evidenziando soprattutto i diritti delle religioni abramitiche e condannando categoricamente ogni forma di cristianofobia e islamofobia.
Sono finiti i tempi in cui il monarca cacciava relativisti e comunità religiose, ed affermava che l’unica verità che garantiva la salvezza eterna era il cattolicesimo. Ora, tra un paio di scarpe “Prada” e un ridicolo cappello colorato, egli prova il vestito da portarsi nel suo viaggio in Palestina indossando una kefiah Olp di Arafat, proprio nei giorni in cui la commissione di lavoro bilaterale permanente tra lo Stato di Israele e il Vaticano si riuniva presso il Ministero degli Affari Esteri di Gerusalemme “per proseguire i negoziati sull’ “Accordo Finanziario” riguardante questioni fiscali e di proprietà”, come dichiarato in un comunicato stampa.
Ma tra i doni ricevuti per il 25° anniversario della consegna della croce e quelli affaristici di Israele, Ratzinger e il segretario per i rapporti con gli Stati, l’arciv. Dominique Mamberti hanno accolto anche il segretario generale della Lega degli Stati Arabi, Amre Moussa, che la scorsa settimana aveva firmato in Vaticano il Memorandum of Understanding con lo Stato pontificio. Il documento garantisce al Vaticano agibilità politica in medio Oriente, cooperazione e dialogo interreligioso con la Lega Araba, che ebbe esperienza di mediazione durante la guerra in Iraq, e che quindi può avere un ruolo importante nello sfruttare il conflitto israeliano-palestinese. L’ex ministro degli esteri egiziano, Moussa, che punta su Gaza (ha espresso, nell’ambito della presidenza italiana del G8, un forte ringraziamento a Berlusconi per il generoso contributo economico italiano alla conferenza sulla ricostruzione della città), ha assicurato a mons. Michael Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto e delegato della Santa Sede presso l’Organizzazione della Lega degli Stati Arabi, un lungimirante intervento evangelico sul territorio. Per fare questo, però, le due più grandi organizzazioni del fondamentalismo religioso devono tener conto anche della confraternita dei Fratelli musulmani, ideologicamente vicina ad Hamas, che ha sede principale in Egitto e centinaia di filiali in tutto il mondo, e che in passato non avevano gradito l’atteggiamento anti-islamico di Ratzinger.
Una rete contorta che, se ben tessuta, estenderebbe il dogmatismo cattolico anche ai Paesi mediorientali e renderebbe ancora più difficile il percorso verso l’emancipazione individuale.

‘Gnazio

tratto dal sito web del settimanale anarchico “Umanità Nova

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